NEVER GO AWAY, Dora L. Anne. Recensione.

 

Titolo: Never go Away
Autore: Dora L. Anne
Genere: Romance contemporaneo (con sfumature Dark)
Volume Autoconclusivo
Pagine: 526
Data di uscita: 20 ottobre 2021
Piattaforma: Amazon self publishing
Kindle Unlimited: disponibile
In cover: Emanuele Antonio Panico
Fotografo: Pepe Russo
In Preorder dal 10 ottobre

Amore e Odio. Due opposti che si attraggono inesorabilmente.
Il loro confine è talmente sottile che a volte si mescolano, generando il caos.
Quando succede è la fine. O forse, a ben guardare, l’inizio di qualcosa capace di radere al suolo ogni passata emozione.
Raya, presa in ostaggio da colui che ritiene un mostro, non lo sa ancora, ma sta per varcare quella linea. Un salto nel vuoto fatto alla cieca, senza indossare alcun paracadute.
Lo stesso è per Rogan, abituato ai conflitti, non certo a seguire i bisbigli del cuore. Anzi. Lui non ce l’ha, un cuore. Vive alla giornata, implacabile, sempre pronto a rispettare ordini. Ordini della famiglia. Sangue per il sangue.
Finché farlo non gli sarà più possibile. E l’impossibile, una volta assaggiato, diventerà l’unica cosa per cui valga la pena vivere.


Raya conduce una vita lussuosissima, per carità, ma spaventosamente vuota e dalla quale desidera tanto poter scappare. Una vita che l’annoia a morte e che, guarda caso, verrà stravolta dalla conoscenza con un uomo prestante e attraente, diverso nell’aspetto e nella personalità da qualsiasi damerino conosciuto fino ad allora. Un uomo che le irretisce i sensi, ma che allo stesso tempo le regala un’inspiegabile e irragionevole inquietudine. Un uomo destinato a portarle via tutto.
La famiglia Donovan, quella di Rogan, è famosa per le vendette nei confronti di chi osa tradire. E il padre di Raya si è macchiato di questo peccato.
“Spara, ma non mandarlo dritto al Creatore. Birmingham deve soffrire fino a pentirsi.”
Ecco gli ordini. Tassativi, rigorosi, impossibili da ignorare.
Ed è proprio lui, Rogan, il prestante uomo che ha catturato l’attenzione della principessina, l’incaricato di pareggiare i conti. Raya sarà l’unico imprevisto, l’unica falla in un piano vendicativo orchestrato senza difetti. Gli è stato insegnato a non chiedere scusa. A prendere quello che vuole. A mostrare coraggio, mai compassione. A portare a termine ogni incarico, anche il peggiore, senza farsi coinvolgere né badare ai desideri di chi è in suo potere. Tenere Raya prigioniera sarà l’ultima cosa che Rogan avrebbe mai pensato o desiderato, considerato il carico di guai e imprevisti che quella ragazza porterà nella sua vita.
La tratterà come un impiastro e lei non avrà alcun potere di fermarlo, per quanto intensamente proverà a farlo. L’atteggiamento di lei - risposte mancate, aria di sufficienza, sguardi carichi di disprezzo - lo faranno sentire indegno di starle accanto, una sensazione che lo renderà cattivo, diviso a metà tra il buonsenso e la brama di farle del male. Nella sua mente, nei capitoli che lo riguarddano, sarà come se non ci fosse spazio abbastanza per l’angelo e il demone: il primo ragionevole, disposto al sacrificio; l’altro sadico e perverso.
Non so chi scegliere. Chi mi somigli di più. Chi assecondare. Posso solo vestire i panni di entrambi, odiandone a turno ogni brandello.
Da qui emergerà sempre più quella parte di Rogan decente, esposta al ventaglio dei sentimenti e sempre da qui, ho iniziato a capire che Dora non ha dato vita allo spietato assassino che si è portati a pensare in prima battuta. Ha una coscienza e non farà altro che tirare a pugni con gli ordini ricevuti e la voglia di vendetta. Quell’uomo che ha sempre impostato la sua vita sul rigore, si ritroverà improvvisamente a brancolare nel buio, preda di un’alchimia pericolosa e dirompente che faticherà a gestire e a ignorare a vantaggio dei suoi doveri. Vi confesso che ci sono state frazioni di secondi in cui mi è sembrato patetico il modo in cui Rogan tratta Raya: a metà strada tra l’amico del cuore e il bastardo dal piglio rissoso che la bracca ovunque per eseguire gli ordini.
Lei lo è, porca puttana. Vincolata a fare quello che impongo.
Eppure, le permetto di provocarmi.
Eppure, il pensiero di punirla in maniera creativa accarezza gli ormoni.
Eppure, al termine di un pasto quasi immangiabile, acconsento a farla stare col padre.
Cosa diamine mi sta succedendo?
Tra non molto sarò io quello in ostaggio, non Raya.
Dal canto suo Raya, durante la prigionia, verrà invasa da confusione pura, divisa a metà tra la voglia di intavolare un discorso, per provare a conoscere meglio quell’uomo e quella più razionale di tenerlo lontano. Viene presentata come una ragazza all’apparenza fragile e delicata, ma più andavo avanti con la lettura più mi rendevo conto di quanto coraggio e carattere avesse. Soprattutto, un’innata capacità di mandare Rogan su tutte le furie. Un personaggio davvero tosto, conturbante nella maniera peggiore, perché ignora di esserlo. Per tanto tempo desidererà scappare dal suo carceriere, ma proprio quando le cose giocheranno a suo favore eccola lì, prigioniera non di catene, ma di un filo invisibile assai peggiore: un legame.
Arriverà il punto in cui non esisterà più la vendetta. Esisteranno solo loro due, l’istinto disperato di volersi nonostante tutto e una storia che li vedrà legati. Nel vero senso della parola.
Sono combattuta, sapete, su cosa pensare di questo romanzo. Mi ritrovo ad avere opinioni contrastanti che cozzano tra loro. L’idea che ha dato vita a questa storia non è affatto male, ma non sono pienamente soddisfatta della trama: arrivata alla parola fine, mi risulta essere troppo debole o banale, come se non tenesse in piedi quella che si è rivelata essere la vera facciata della storia. Mi sento insoddisfatta e lievemente delusa, si, perché mi aspettavo molto più, considerate le premesse iniziali, non un’altra storia sulla sindrome di Stoccolma. Ormai conosco molto bene la penna di questa autrice, ma mi ero illusa di trovare quella marcia in più che ho sempre voluto ed è sempre mancata.


“Never go away” è presentato come un romance dalle sfumature dark, ma non sono del tutto d’accordo. Anche questo è un romanzo in pieno stile Dora L. Anne, un concentrato di sentimenti ed emozioni e un viaggio alla scoperta di se stessi, condito con un tocco decisamente più cupo rispetto alla penna usata finora, ma vi assicuro che siamo sempre lì, readers. L’autrice non si è smentita nemmeno stavolta, regalando ai suoi lettori una storia sensuale, drammatica ed erotica, tutti elementi che hanno sempre fatto parte dei suoi romanzi. In questo ci troverete qualche mistero che regala brio e suspense, ma ho sempre detto che i colpi di scena a forte impatto, ahimè, non sono il forte di questa autrice. I misteri, la vendetta, vengono accantonati per fare spazio allo sviluppo della relazione fra i protagonisti. Lo stile adrenalinico iniziale, pieno di tensione, diviene via via più carnale ed erotico, creando un’energia malata e bollente che permea gran parte della storia. È stato verso l’epilogo che ogni emozione mi è sembrata pesare il doppio, congelandosi e mandando in fiamme l’anima. Perché quelle battute passionali di cui vi parlavo sfociano in un tormento che carbonizza il cuore, molto malinconico e commovente in egual misura. È fra quelle righe che la gola diventa pesante e le ciglia sempre più umide.
Il pezzo forte sono sicuramente i personaggi, la loro essenza e tutti gli stati d’animo e i cambiamenti che si ritroveranno a vivere. Ma al contrario di Rogan, che mi ha rapita, stupita e conquistata con il suo modo di essere, con Raya non sono entrata in empatia. Il più delle volte mi ha dato sui nervi. Sono approcci strani, i loro. I dialoghi sono una specie di muto duello per vedere chi dei due cederà per primo e chi riuscirà a prevalere. E vi assicuro che mi sono divertita un mondo a leggerli.
Finalmente so cosa devo fare: chiarire alla principessina del mio cazzo chi è che comanda, senza inutili discussioni, in un modo o nell’altro.
Adesso sono curiosa di conoscere quella che sarà la storia di Clay, l’apparente insensibile e stronzo fratello di Rogan.
In conclusione, vi invito a leggere “Never go away”, rivisitazione cupa e moderna de La Bella e La Bestia.


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