CONFIDENTIAL AFFAIR, LAURA PELLEGRINI. Presentazione

TITOLO: Confidential affair
AUTORE: Laura Pellegrini
EDITORE: self publishing
SERIE: American navy reiders #1
GENERE: military romance
COVER ARTIST: Catnip design
DATA D'USCITA: 22 gennaio 2021

Cosa potrebbe legare un’attrice di Hollywood al verde e sull’orlo di una crisi esistenziale a un Navy Seal tutto d’un pezzo abituato alle missioni più pericolose e impossibili?
Lei lo definisce Seal pauroso. Lui la chiama scassa palle personale.
Chi dei due la spunterà sull’altro e chi per primo cadrà nel tranello dell’amore?
Sullo sfondo di San Diego e Los Angeles, passando per i deserti sconfinati dell’Algeria, tra battibecchi, frasi al vetriolo e sprezzante comicità, Sidney Danfrey e Jack Mitchell vi racconteranno la loro pazza, frizzante e irriverente storia d’amore.
Pronti a farvi travolgere?
(primo romanzo della serie American Navy Raiders. Ogni storia è uno stand alone.)


PROLOGO

Base di Coronado
San Diego – California
Alba.
Inizia sempre tutto così, con la calma apparente pronta a esplodere come una mina. Il sole sorge lentamente mentre affondo con gli anfibi nella sabbia sottile. Il rumore delle onde di sottofondo, il verso dei gabbiani che volano in cielo. C’è silenzio e si potrebbe pensare che sia una giornata perfetta, questa, se non fosse per il dannato mal di testa che mi trapana le tempie e gli svariati occhi puntati su di me.
Trenta uomini con i capelli rasati dentro le loro mimetiche aspettano solo i miei comandi.
Un ghigno di soddisfazione mi deforma i tratti del viso, fermo le mani dietro la schiena.
«Sapete cos’è la Hell Week?» chiedo a voce alta. Nessuno risponde mentre Black Hawk, mio fratello di battaglia, alle mie spalle, ridacchia. Mi fermo davanti a uno degli uomini. Faccia sbarbata, occhi sopra la mia testa. «Che cazzo stai guardando, soldato?» domando.
Lui sussulta sul posto, si morde le labbra. Suda sotto il sole che si fa via via sempre più caldo. I pugni chiusi lungo le cosce, la sabbia appiccicata alla fronte. Li ho sfiancati, tutti quanti, e ora, gli uomini che sono rimasti in piedi, affronteranno la seconda parte delle selezioni per accedere all’addestramento dei Seal, sempre se saranno in grado di superare le mie prove.
«Sei forse troppo stanco per rispondere?» sibilo, mi avvicino e sono a un soffio da lui. Serra la mascella, non sa più dove guardare e io perdo la pazienza nel giro di un battito di ciglia. «Cosa cazzo è la Hell Week?» gli urlo in faccia. Deglutisce, prende aria dalla bocca. «Sei un dannato combattente o una femminuccia che sta per mettersi a piangere, cazzo? Rispondi!»
«L-la settimana più dura dell’addestramento, signore» dice. Socchiudo gli occhi, faccio un passo indietro.
«Non ho sentito.»
«La settimana pi-più dura dell’addestramento, signore!» ripete, alzando la voce che gli trema.
«Non. Ho. Sentito. Soldato!»
«La settimana più dura dell’addestramento, signore!» grida. Fulmineo lo raggiungo con un passo, mi fermo a un millimetro dalla sua faccia sudata. Sorrido molesto.
«Sbagliato, stronzetto. È l’inizio della vostra stramaledetta fine» sibilo. «In acqua» aggiungo.
«S-signore…?»
«In acqua, cazzo!»
Salta sul posto, Hawk ride di gusto mentre mi arrotolo le maniche della mimetica.
«Dicono che il mare sia agitato, oggi» se ne esce il mio amico, affiancandomi.
Seguo con lo sguardo gli uomini che, interamente vestiti, vengono travolti dalle onde.
«Dici? A me sembra calmissimo» rispondo, afferro il fischietto attaccato al collo.
«Sei uno stronzo» sentenzia.
«Mai cosa è stata più vera di questa, cazzo. Ora andiamo a fare il bagnetto alle signorine. Muoviti.»
Lo sento ridere ancora mentre avanzo verso l’acqua. Mi bagno gli anfibi e i pantaloni, me ne frego. Soffio nel fischietto, urlo il primo comando e tutti si mettono seduti tra le onde che travolgono ogni cosa.
«Incrociate le braccia a quelle dei compagni che avete di fianco. Voglio vedere tutti i fottuti piedi fuori dall’acqua. Ora!»
Li osservo eseguire i miei comandi mentre la risacca si abbatte imperiosa contro i loro volti. Qualcuno tossisce, qualcun altro cerca strenuamente di tenersi in equilibrio mentre io guardo il cronometro.
«Non sopravviveranno» commenta Hawk. «Li ammazzerai prima di portarli alla fase tre, non è così?»
Lo ignoro. Non mi chiamano Sterminatore a caso. Io non rendo questi uomini migliori, li faccio diventare macchine da guerra.
«Il vostro compagno è la vostra spalla, ovvero il vostro dannato culo parato in battaglia» dico ad alta voce. «Salva il tuo compagno e lui salverà te, perché l’unico giorno facile…?»
«Era ieri!» urlano tutti quanti con le onde che li sommergono.
«Non ho sentito. L’unico giorno facile…?»
«Era ieri!» urlano ancora le ultime due parole del motto dei Seal. Guardo il cronometro, sono passati cinque minuti, e sto per metterlo via quando vedo uno degli uomini abbassare le gambe.
«Come ti chiami, bambolina?»
«Mill-Miller, signore.» Un’onda lo travolge completamente, emerge dopo un po’ con le labbra viola.
«La signorina Miller ha deciso di suonare la campana» dico a tutti.
«No, signore, posso farc-facel…»
«Suona quella cazzo di campana!»
«No, signor… re.»
«Fai schifo. Non ti vedi? Sei peggio di un rammollito. Non arriverai mai alla fine di questa settimana. Cos’hai tra le gambe, eh? Dei coglioni o palline da golf?»
Alza le gambe, tossisce, tiene gli occhi serrati. Non mollo, sono una carogna, cazzo, ma la Hell Week è la settimana di addestramento più dura che esiste. Non sono stato io a chiedergli di venire.
«Non hai le palle per diventare un Seal. Sei una femminuccia, soldato!»
«No, sign-signore. Poss…»
Finisce sotto le onde, riemerge poco dopo.
«Cosa cazzo stai dicendo? Vaneggi? Suona quella dannata campana invece di dire puttanate!» Butto un occhio al cronometro, sono passati otto minuti. Vedo qualcuno alzare il braccio, poi un altro fino a che sul bagnasciuga finiscono sei soldati. Boccheggiano senza fiato.
«Aggiornamento dell’ultim’ora. Sei di voi si sono ricordati di avere le mestruazioni!»
Sento Hawk ridere. Torno da quelli che dovrebbero essere degli uomini.
«La campana è lì che vi aspetta, signorine. Mi state solo facendo perdere tempo, cazzo! Non sarete mai dei Seal. Un Seal non ha paura. Un Seal non indietreggia. Un Seal non molla!»
Un altro paio di uomini finisce sul bagnasciuga. Sputano acqua, tossiscono. Guardo il cronometro, sono passati dieci minuti.
Da trenta uomini diventano venti e da venti, dentro l’acqua a farsi prendere a schiaffi dalle onde e a parolacce da me, ne rimangono quindici. Quindici stolti che non sanno cosa aspetta loro. È proprio mentre sto per dare l’ordine di uscire dall’acqua per eseguire una serie di piegamenti, una Jeep avanza veloce sulla spiaggia. Si ferma a qualche metro di distanza.
«Sei venuto a fare il carico dei cadaveri, tenente? Sono tutti lì» domando al tizio, indicando il mucchio di principesse spiaggiate al sole. Mi fa il saluto, i suoi occhi guizzano da me al capannello di uomini sfiancati.
«Johnson, signore» dice.
«Che vuole?»
«Vederla. Nel suo ufficio, adesso.»
«Non lo sa che sto facendo da baby-sitter a un branco di debosciati senza palle?»
«Sì, signore, ma…»
«Cazzo.»
«Va’, qui ci penso io» interviene Hawk.
Soppeso la sua figura con attenzione. Non mi va di allontanarmi e non perché non mi fidi di Hawk, ma perché sono molto possessivo con le mie cavie. Adoro distruggere a uno a uno ogni atomo che compone il loro corpo.
«Te li ridarò tutti rotti, promesso» si mette al collo il suo fischietto.
«Cazzo, mi stai facendo eccitare.» Gli do una spallata passando, poi salgo sulla Jeep. Il tragitto è abbastanza breve. Trovo l’ammiraglio Johnson seduto alla sua scrivania. Il cappello appoggiato con cura sulla superficie lucida, le mani chiuse sotto il mento, le mostrine sulla giacca brillano.
«Stealth» mi saluta. Mi indica la poltrona davanti a sé e io capisco che ho il permesso di sedermi.
«Mi ha fatto chiamare, signore?»
«Sì.» Alza un sopracciglio, guarda la mimetica fradicia. «Eri a fare il bagnetto alle bambine?» domanda divertito. Annuisco. «Qualche aspirante valido?»
«Per ora nessuno, signore. È carne buona solo per la fanteria.»
Annuisce, si appoggia allo schienale della poltrona.
«Ho una missione per te» dice e io raddrizzo la schiena.
«Siria, signore?»
«Vorrei capire perché ti ostini a voler andare laggiù. Qui sei utile, lo sai.»
Mi stringo nelle spalle.
«È il mio lavoro, signore, andare in missione, intendo.»
«Anche qui hai una missione» specifica.
«Con tutto il rispetto, signore, non sono un istruttor…»
«Sei ciò che io ho deciso tu sia, Stealth» mi interrompe, mi guarda per un lungo momento. «Questa è una missione che non ti porterà fuori da questa base. Ho qualcosa di meglio, che puoi fare solo tu.»
«Antiterrorismo?»
«No…» Si alza, mi passa alle spalle e si ferma davanti la finestra. «Quanto ne sai del cinema?»
«Non ho capito.»
«Il cinema, Stealth. Quanto ne sai?»
Si volta, mi guarda.
«Nulla?» tento.
«Perfetto. Era quello che volevo sentire.» Si avvicina, io mi alzo. «Dovrai far diventare Seal una donna» dice e io per poco non sbotto a ridergli in faccia.
«Credo di non comprendere, signore…»
«Oh, hai capito benissimo.» Mi dà un paio di pacche sulla spalla. «Sarai l’istruttore di un’attrice, Jack, e ora smettila di guardarmi con quella faccia fintamente sconvolta. Ho preso la mia decisione. Puoi andare.»
«Signore, io non credo di essere… E poi per Bradley Cooper c’era stato Moore, io…»
«Moore non sei tu. Spremi quelle femminucce in spiaggia, Jack, divertiti, dai sfogo alle tue capacità persuasive, perché tra venti giorni lei sarà qui. È tutto» taglia corto.
Mi ritrovo fuori dal suo ufficio senza riuscire bene a capire cosa sia successo. Impreco, mi appoggio con le spalle al muro.
Sepolto vivo in una cazzo di base, porca puttana! Ecco come finiscono quelli come me, quelli che non hanno mai detto di no: a fare da balia a delle attrici!
Digrigno i denti, guadagno l’uscita, ma neppure il sole mi rincuora abbastanza per scrollarmi di dosso questa sensazione di fallimento. Poi mi torna in mente la carne fresca in spiaggia e un vago sorriso torna sulle mie labbra.
Se non posso fare quello che mi pare, significherà che mi divertirò con loro.
Alla fase tre sarà un miracolo se ne arriveranno vivi in cinque, ci possono scommettere le palle.

 

Nessun commento