TITOLO: Centro
AUTORE: Amalia Frontali / Rebecca Quasi
EDITORE: self publishing
PAGINE: 404
DATA DI USCITA: 28 giugno 2020PREZZO: € 2,99
Londra, 1908.
La capitale britannica si prepara ai Giochi della IV Olimpiade.
Miss Ina Wood appartiene alla squadra femminile di tiro con l’arco e Monsieur Pierre Le Blon è un valente schermidore belga.
Si incontrano per caso, a seguito di un piccolo incidente automobilistico e scoprono di avere in comune un certo talento per la dissimulazione: Miss Wood guida un’auto non sua e Monsieur Le Blon non è chi dice di essere.
Tra schermaglie sportive e romantiche gite tra i ranuncoli, si consuma quella che pare destinata a restare una fugace avventura.
Ma il destino, lento e inesorabile, dispone che i nostri atleti si ritrovino a Vienna nel 1914, per affrontare il passato ed essere travolti dagli ingranaggi della Storia.
Siamo nel 1908, anno delle Olimpiadi di Londra; Ina Wood, inglese, economicamente dipendente dal cugino Basil, maestra nella dissimulazione, è nella squadra femminile delle arciere; per poter partecipare ai Giochi ha sottratto la macchina, una Talbot che guida spericolatamente, al cugino. Ha trovato una pensione in cui stare, dividendo la stanza con Polly Whitman.
Ina ama la velocità, l’equitazione, avere il controllo in ogni momento e, sopra ogni cosa, il tiro con l’arco: spera di uscire vittoriosa dall’Olimpiade, in modo da rendersi autonoma e non dover più dipendere dalla carità del cugino.
Sua Altezza Serenissima Leopold Clement di Saxe-Coburg e Gotha-Kohary entra nella squadra olimpica belga di scherma grazie al cugino Albert, re del Belgio e a cui è molto affezionato; è imparentato con l’aristocrazia di praticamente tutta Europa; ha una sorella che ama molto, Dora, e un padre dispotico e freddo, con il quale non parla da anni. A Londra si presenta alla guida di una Bmw rossa fiammante e con un nome fittizio: sarà Pierre Le Blon, un imponente giovane che veste in modo dozzinale, ma i cui modi sono ineccepibili e il cui piglio è quello di una persona autoritaria.
“Era anche una canaglia fatta e finita. Probabilmente passava la vita in bilico tra il gentiluomo e il farabutto. “Avete ragione. Ho imparato le buone maniere senza troppa fatica, ma impiegando anni.” “Dove?” “In Belgio, per lo più.” Mettergli le mani addosso in un ristorante non era praticabile, nemmeno se avesse voluto gettare alle ortiche quel po’ di rispettabilità che le rimaneva. “Monsieur Le Blon… posso contare su appena un paio di virtù e l’ultima volta che ho controllato vi assicuro che la pazienza non era una delle due.” “Due? Fatemi indovinare… Una è l’audacia e l’altra… direi la riservatezza.”
Al primo incontro si può dire che Ina e Pierre si incrociano al volo… Il secondo incontro li vede protagonisti di un equivoco peraltro divertente e presto il caratterino di Ina viene allo scoperto; il terzo incontro è altrettanto particolare: al ballo di presentazione dei Giochi si punzecchiano, si provocano e nello stesso tempo sembrano trovare la reciproca compagnia interessante e stuzzicante.
Per una serie di circostanze, Ina e Pierre trascorrono del tempo assieme e durante una cena, cominciano a conoscersi; si scopre che hanno in comune più di quello che si potrebbe pensare: entrambi hanno vissuto per anni in una famiglia che li ha a stento tollerati ed entrambi hanno trovato nello sport un rifugio e un sostegno per corpo e mente.
Per Pierre la figura paterna è stata sostituita dal maestro Verbeke, che con affetto e rigorosa saggezza lo ha fatto diventare un abile e preparato spadaccino, insegnandogli anche una filosofia di vita.
Ina si è avvicinata al tiro con l’arco grazie al padre, arcaio che le ha trasmesso tutti i segreti dello strumento e tanti preziosi insegnamenti che lei segue ogni giorno.
Quella stessa sera, sul terrazzo di un ristorante londinese, uno strano languore sensuale li coglie, impreparati a farvi fronte: è un attimo, un momento sospeso nel tempo, che sfuma troppo presto. Pierre si scopre a suo agio con Ina, una donna che non si può definire bella e che non corrisponde al suo ideale femminile; eppure in sua compagnia è se stesso e il desiderio che prova per lei è più voglia di conoscerla, esplorarla, che non possederla. Ina gli sta occupando la mente e i pensieri.
“Siete davvero abile.” E sensuale. In un modo atipico e forse per questo anche più interessante. Era increscioso come le due cose si sovrapponessero. Si era raccontato di voler vedere in azione l’atleta, una donna che si aggrappava all’arco come lui alla spada, con qualcosa di più che la dedizione a un diporto. L’atleta, però, si era mescolata alla donna in una sorta di miscela artistica che lo aveva confuso parecchio.”
Pensate che sia possibile che una lezione di tiro con l’arco assuma sfumature sensuali? Leggete la descrizione che ne fanno le autrici e poi mi direte! La tensione aumenta, di pari passo a quella della corda dell’arco; il fiato rimane sospeso, proprio come quell’attimo prima di rilasciare la freccia, e il cuore corre, allo stesso modo della freccia scoccata.
Come poi siano finiti nell’unico letto di una locanda fuori Londra, è cosa da leggere; le descrizioni di queste due autrici meritano tutta la nostra attenzione e questa non fa eccezione; viene magistralmente narrato lo stupore di entrambi per una notte in cui hanno preso e dato tutto, in una comunione di anime che è difficile da eguagliare.
Ma poi le Olimpiadi finiscono e le loro strade si dividono.
“La strinse in silenzio. Che altro poteva fare? Le baciò i capelli, aspirandone il profumo. La strinse più forte, cercando di imprimere addosso i suoi contorni. Le prese il viso tra le mani, con urgenza, carezzandole le guance con i pollici e poggiò la fronte su quella di lei. Chiuse gli occhi: guardarla era oltre ogni possibilità di ritorno. Respirò il suo respiro. Si sentì sul collo e fra i capelli le sue dita fresche, morbide, gentili, che spegnevano e placavano.”
Passano quasi sei anni ed Ernest Johnson si trova a Vienna per affari; lo accompagna la fidanzata, Ina Wood.
Le strade di Ina e Leopold sono destinate ad incrociarsi nuovamente nella città imperiale e il sentimento che era sbocciato tra loro a Londra e al quale non avevano dato un nome, a Vienna riesplode e sconvolge la vita di tutti.
Ma cosa può offrire un uomo come Leo a una donna come Ina? Non scordiamoci che siamo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e che al tempo la distinzione tra aristocrazia e resto della popolazione aveva ancora un valore immenso. Ipocritamente, veniva accettata un’amante, mentre una moglie non nobile era una cosa scandalosa e inammissibile.
Ina tuttavia non riesce a sottrarsi all'amore che la lega a Leo e vivono una romantica parentesi di alcune settimane.
Ma la vita vera incalza, nonostante Leo voglia sottrarvisi; ci pensa il cognato, Gunther, a instillargli dubbi su quale sia la vera felicità per Ina; e a Ina ci pensa Dora; poi ad entrambi ci pensa il terribile padre di Leo; e infine a tutto ci pensa la Grande Guerra.
Una guerra che cambia ogni cosa, sconvolge gli equilibri sociali di un’Europa fino a quel momento gravata dalle leggi di una nobiltà talvolta amorale, spesso arroccata sulle sue anacronistiche posizioni privilegiate e troppo ipocrita per accettare un amore come quello di Ina e Leo, così profondo, vero e anticonvenzionale.
Che romanzo ragazze! Perfetto oserei dire; due penne magiche che unite hanno dato vita a una storia spettacolare, narrata come solo due grandi autrici sanno fare. Uno stile prezioso, una scrittura profonda, fluida e appassionante, e direi commovente.
Ho trovato delizioso innanzitutto l’impianto da cui si parte: prendere a spunto i Giochi olimpici del 1908 è stato geniale, perché questa in effetti è stata la prima Olimpiade in cui hanno gareggiato le donne. Le autrici si sono molto ben documentate e troviamo parecchi rimandi alla storia del periodo, alle innovazioni che lo hanno caratterizzato, fino ai più comuni aspetti della vita quotidiana.
I personaggi che troviamo sono tutti così ben caratterizzati, che sembrano bucare le pagine del romanzo e parlare direttamente ai lettori: Ina, così intelligente, curiosa, attenta e luminosa che assume un aspetto affascinante e splendente pur non essendo la solita bellezza. Leo, che negli anni passati lontano da Ina le ha scritto e mai spedito lettere struggenti. Quella datata luglio 1910 è un capolavoro, e sembra effettivamente scritta dalla mano di un uomo: una confessione che mi ha commossa, uno spaccato su una vita che di principesco non ha nulla, su un uomo ferito e disilluso, rassegnato ad un’esistenza che non lascia vie d’uscita.
E vogliamo parlare dei tanti personaggi secondari? A partire dalla bellissima Polly, che in breve tempo diventa per Ina un’amica fidata e sincera, una ragazza disposta a scendere a compromessi pur di stare con la persona che ama; e poi Ernest, che in un primo momento ho detestato, ma che con il suo pragmatismo e la sua ragionevolezza borghese vede lontano e sa quando è il momento di tirarsi indietro, senza rancore. Poi ci sono Dora e Gunther: ho amato soprattutto la pacata saggezza dell’uomo, mentre ho compreso la preoccupazione di Dora per il fratello, sebbene la coppia sia fortemente ancorata alla vita nobiliare del tempo.
Non so come sia scrivere un libro a quattro mani, ma so riconoscere quando due penne sono ben assortite e spero davvero che questo binomio sia duraturo e ci regali presto una nuova entusiasmante storia.

























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