Titolo: Credevo fosse Amore
Autore: Silvia Bonizzi
Genere: Contemporaneo
Editore: Self publishing
Data di uscita: 9 marzo 2019
Lei si chiama Lia e ha lo sguardo spezzato, stanco e triste di chi nasconde un vuoto. Cela il colore vivo dei suoi occhi sotto un velo di malinconia. Ma io l’ho vista sorridere, ho visto quegli occhi tornare a brillare e il suo cuore alleggerirsi.No, lei non è una donna come tutte le altre, è il respiro nel quale vorrei perdermi, è il battito che vorrei afferrare e confondere con il mio, è il corpo perfetto e il volto bellissimo di chi porta sul petto il peso di un presente ingombrante. Io sono l’altro. Sono l’uomo che non può scegliere, ma sono anche l’unico in grado di ricostruire i suoi sorrisi distrutti, regalarle il sole in una giornata di pioggia e di stringerle la mano quando il mondo sembra investirla. Non posso prenderla. Non posso toccarla. Non posso raggiungerla. Eppure le mie mani la cercano e i nostri sguardi si scontrano per esplodere come fuochi d’artificio nel cielo più buio. Voglio colorare le sue notti, voglio spazzare via le nuvole con la forza del mio cuore, della mia anima, dei miei respiri. Voglio trattenerla nei miei abbracci e scaldarla durante i lunghi inverni. Voglio la mia splendida creatura. Non sono un angelo, ma so alleviare le sue ferite. Non sono perfetto, ma lo divento nell’istante in cui le sue dita si intrecciano alle mie. Lei non lo sa, ma quello sguardo spento quando si scontra con il mio diviene vivo, intenso, palpitante. Perché quello sguardo, dal nostro primo incontro, mi appartiene.
Questo è un romanzo che, a parer mio, tutte le donne dovrebbero leggere, in modo da specchiarsi nella protagonista e scorgere eventuali campanelli d’allarme. Che senso hanno le mie parole? Intendo dire che questa storia, la storia di Lia, è un racconto vero che migliaia di donne hanno vissuto sulla propria pelle e di cui portano le cicatrici; è un racconto di violenza, di oppressione, di umiliazione. È l’ennesimo grido che: se ti sottomette, ti umilia, ti aggredisce, NON È AMORE. L’amore non dovrebbe essere solo oscurità, dovrebbe rendere una persona in grado di scintillare.
Nonostante siano passati dodici anni dal fatidico “sì, lo voglio”, Lia sembra ancora un’adolescente in estasi nella sua bolla d’amore, ma basta dare un’occhiata ai lividi sul suo corpo per far sì che la felicità venga sostituita dal dolore.
Lia richiama a pieno l’essenza reale della donna vittima di violenza domestica. È un personaggio forte e determinato, o almeno lo è stato un tempo, resa fragile e sottomessa da un marito che, decantando di amarla, non fa altro che soffocarla, aggredirla e umiliarla.
Readers, qual è il trucco per il successo di un matrimonio? Rispetto, fiducia e libertà: tre valori che non troverete affatto nel matrimonio di Lia e Luca, perché quest’ultimo, sempre autoritario e rigido, non pretende altro se non la totale obbedienza e accondiscendenza della donna che dice di amare.
Dio, quanto l’ho odiato! Gli ho affibbiato epiteti che non posso in alcun modo ripetere, ma credetemi se vi dico che è un personaggio profondamente detestabile. Sarebbe il sogno di ogni donna – con le sue premure e il fatto di mettere sua moglie al di sopra di tutto – se solo non fosse un uomo così superficiale ed emotivamente instabile; si ha l’impressione che sia come un animale pericoloso con il quale due sole sono le opzioni: fuggire a gambe levate oppure cercare di calmarlo in maniera lenta e misurata, ma con scarsi risultati.
Lia non ricorda che suo marito sia mai stato così, ma nell’ultimo periodo basta poco per far sì che Luca prenda fuoco e si comporti in maniera totalmente insensata, immotivata e assurdamente possessiva: ogni parola di Lia sembra una sostanza infiammabile pronta a scatenare un incendio indomabile, in cui a farne le spese è sempre lei.

Matteo è fuggito dal suo paese perché sentiva l’esigenza di scendere a patti con il fatto che la sua vita fosse un completo sfacelo. Proviene da una famiglia benestante che possiede una ben avviata azienda vinicola, ma, nonostante non gli serva quell’incarico, si ritrova a ristrutturare una villetta nella piccola cittadina che, per il momento, lo ospita. Il caso vuole che questa villetta sia stata la casa d’infanzia di Lia e, proprio grazie a questo lavoro, Matteo farà la conoscenza di quella splendida ragazza dai capelli ramati e gli occhi tristi.
E qui vi aspettereste la nascita del loro grande amore, come da copione, ma l’autrice non è stata affatto banale, perché i loro primi incontri saranno fatti, esclusivamente, di un tacito scambio di sguardi.
Più di una persona cercherà di metterlo in guardia sullo stato civile di quella donna e sull’enorme possessività di suo marito, ma Matteo non riuscirà a smettere di pensarla e di volerla conoscere, nonostante tutte le premesse sfavorevoli.
Lui che ha sempre avuto una visione molto placida dell’amore; lui che pensava che il batticuore, il magnetismo tra due corpi, uno sguardo unico su un milione, fossero stupidaggini da commedia romantica; lui che non ha mai creduto che amare significasse anche soffrire: come può elemosinare le attenzioni di una donna, che ha giurato fedeltà a un altro uomo, senza rischiare di farsi male? Qualsiasi momento Lia abbia da offrire, lui lo prende senza esitazioni.
Grazie a Matteo, Lia troverà la forza di reagire al comportamento dispotico di suo marito e si ritroverà pronta a non compiacerlo più, a osare di essere felice e sorridere spontaneamente, a prendere decisioni dettate dal suo cuore e dalla sua coscienza, non da Luca. Ciò nonostante, anche qui la Bonizzi non è stata per nulla scontata, perché se state pensando che Lia sarà pronta a lasciare suo marito per una vita accanto a Matteo, vi sbagliate di grosso.
Matteo le piace sin da subito, non perché sia bello da morire, ma perché le alleggerisce situazioni che, di norma, l’avrebbero fatta sprofondare. Il loro legame diverrà sempre più forte, ma ben presto entrambi si renderanno conto che la realtà è ben diversa dalla bolla surreale che si sono costruiti e che riserva molti più ostacoli di quanto potessero immaginare. Lia dovrà combattere contro qualcosa di più grande e pericoloso di una crisi coniugale, ma come aiutare chi non vuole essere aiutato?
Un romanzo fluido e scorrevole, narrato in prima persona, a pov alterni, umanamente realistico, dotato di emozioni vere, tangibili. Presenti descrizioni sessuali ed erotiche che non ho reputato per nulla volgari, ma anzi, descritte in maniera passionale e coinvolgenti.
È molto dettagliata anche la descrizione di paesaggi e luoghi che fanno da sfondo, cosa che ha contribuito al mio immedesimarmi nel racconto a 360 gradi.
Commozione oltre ogni misura; cuore e mente in costante conflitto; rabbia e dolore oltre ogni dire. Speranza e amore, divertimento e tenerezza: un mix di emozioni che vi lascerà in apnea.
Anche la parte oscura di questo romanzo è stata narrata con estrema cautela e sensibilità, ma in modo dannatamente realistico: quella di Lia è la situazione vera e propria, sia emotiva che fisica, che una donna vittima di violenza è portata a vivere.
Penso di aver detto tutto quello che dovevo e volevo dire. Se lo consiglio? Assolutamente sì!
“Il fallimento è parte del viaggio, ma non ne segna la fine”Lia è sposata da molti anni con Luca che, prima di diventare suo marito, è stato il suo compagno di giochi d’infanzia, migliore amico e confidente e, infine, l’amore di tutta una vita. Per vivere a pieno quell’amore, a soli diciotto anni, è andata contro la sua famiglia che, non accettando un matrimonio troppo precoce, le ha voltato le spalle.
Nonostante siano passati dodici anni dal fatidico “sì, lo voglio”, Lia sembra ancora un’adolescente in estasi nella sua bolla d’amore, ma basta dare un’occhiata ai lividi sul suo corpo per far sì che la felicità venga sostituita dal dolore.
Lia richiama a pieno l’essenza reale della donna vittima di violenza domestica. È un personaggio forte e determinato, o almeno lo è stato un tempo, resa fragile e sottomessa da un marito che, decantando di amarla, non fa altro che soffocarla, aggredirla e umiliarla.
Readers, qual è il trucco per il successo di un matrimonio? Rispetto, fiducia e libertà: tre valori che non troverete affatto nel matrimonio di Lia e Luca, perché quest’ultimo, sempre autoritario e rigido, non pretende altro se non la totale obbedienza e accondiscendenza della donna che dice di amare.
Dio, quanto l’ho odiato! Gli ho affibbiato epiteti che non posso in alcun modo ripetere, ma credetemi se vi dico che è un personaggio profondamente detestabile. Sarebbe il sogno di ogni donna – con le sue premure e il fatto di mettere sua moglie al di sopra di tutto – se solo non fosse un uomo così superficiale ed emotivamente instabile; si ha l’impressione che sia come un animale pericoloso con il quale due sole sono le opzioni: fuggire a gambe levate oppure cercare di calmarlo in maniera lenta e misurata, ma con scarsi risultati.
Lia non ricorda che suo marito sia mai stato così, ma nell’ultimo periodo basta poco per far sì che Luca prenda fuoco e si comporti in maniera totalmente insensata, immotivata e assurdamente possessiva: ogni parola di Lia sembra una sostanza infiammabile pronta a scatenare un incendio indomabile, in cui a farne le spese è sempre lei.
“Ultimamente nulla con lui è più prevedibile e mi ritrovo ogni volta che apro bocca a chiedermi come reagirà il ragazzo che conosco da tutta la vita”Nonostante la recente crisi, si lascia plasmare da suo marito e non ha potere quando le mani di lui dominano il suo corpo: i loro approcci sessuali sono gli unici momenti in cui Lia può scacciare le sue preoccupazioni e sentire la complicità e la completezza che ha sempre provato accanto a Luca. Lui è stato l’unico che abbia mai guardato, con gli occhi e con il cuore, ma un altro uomo è destinato a entrare nella sua vita e a stravolgere le carte in tavola.

Matteo è fuggito dal suo paese perché sentiva l’esigenza di scendere a patti con il fatto che la sua vita fosse un completo sfacelo. Proviene da una famiglia benestante che possiede una ben avviata azienda vinicola, ma, nonostante non gli serva quell’incarico, si ritrova a ristrutturare una villetta nella piccola cittadina che, per il momento, lo ospita. Il caso vuole che questa villetta sia stata la casa d’infanzia di Lia e, proprio grazie a questo lavoro, Matteo farà la conoscenza di quella splendida ragazza dai capelli ramati e gli occhi tristi.
E qui vi aspettereste la nascita del loro grande amore, come da copione, ma l’autrice non è stata affatto banale, perché i loro primi incontri saranno fatti, esclusivamente, di un tacito scambio di sguardi.
Più di una persona cercherà di metterlo in guardia sullo stato civile di quella donna e sull’enorme possessività di suo marito, ma Matteo non riuscirà a smettere di pensarla e di volerla conoscere, nonostante tutte le premesse sfavorevoli.
Lui che ha sempre avuto una visione molto placida dell’amore; lui che pensava che il batticuore, il magnetismo tra due corpi, uno sguardo unico su un milione, fossero stupidaggini da commedia romantica; lui che non ha mai creduto che amare significasse anche soffrire: come può elemosinare le attenzioni di una donna, che ha giurato fedeltà a un altro uomo, senza rischiare di farsi male? Qualsiasi momento Lia abbia da offrire, lui lo prende senza esitazioni.
“Abbiamo un legame io e Lia che mi è difficile definire, ma lo percepisco. È un magnetismo incontrollabile e più passo del tempo con lei più mi è chiaro che va ben oltre la mera attrazione fisica…Di donne nella stessa condizione di Lia ce ne sono tante, come ho ripetuto poche righe fa, ma sapete che penso, o meglio, che vorrei? Vorrei tanto che esistessero più uomini come Matteo al mondo, coraggiosi a tal punto da portar via donne maltrattate da uomini che hanno giurato di amarle; pronti a curare il loro animo ferito con il loro amore e la loro comprensione. Ho conosciuto Matteo tra le pagine di questo romanzo e non ho potuto fare a meno di adorarlo. Nella Bibbia, se non ricordo male, è scritto che la donna fu creata dalla costola dell’uomo per essere protetta e confortata dal suo braccio: questo è Matteo; questa frase spiega appieno l’essenza di quest’uomo. Come non amarlo?
Ha compiuto la sua magia in un silenzio assoluto, io ero semplicemente in attesa, come un randagio affamato, di ogni briciola di attenzione. Avaro come non sono mai stato faccio scorte di attenzioni perché non so mai quando smetteranno di arrivare”
Grazie a Matteo, Lia troverà la forza di reagire al comportamento dispotico di suo marito e si ritroverà pronta a non compiacerlo più, a osare di essere felice e sorridere spontaneamente, a prendere decisioni dettate dal suo cuore e dalla sua coscienza, non da Luca. Ciò nonostante, anche qui la Bonizzi non è stata per nulla scontata, perché se state pensando che Lia sarà pronta a lasciare suo marito per una vita accanto a Matteo, vi sbagliate di grosso.
Matteo le piace sin da subito, non perché sia bello da morire, ma perché le alleggerisce situazioni che, di norma, l’avrebbero fatta sprofondare. Il loro legame diverrà sempre più forte, ma ben presto entrambi si renderanno conto che la realtà è ben diversa dalla bolla surreale che si sono costruiti e che riserva molti più ostacoli di quanto potessero immaginare. Lia dovrà combattere contro qualcosa di più grande e pericoloso di una crisi coniugale, ma come aiutare chi non vuole essere aiutato?
Un romanzo fluido e scorrevole, narrato in prima persona, a pov alterni, umanamente realistico, dotato di emozioni vere, tangibili. Presenti descrizioni sessuali ed erotiche che non ho reputato per nulla volgari, ma anzi, descritte in maniera passionale e coinvolgenti.
È molto dettagliata anche la descrizione di paesaggi e luoghi che fanno da sfondo, cosa che ha contribuito al mio immedesimarmi nel racconto a 360 gradi.
Commozione oltre ogni misura; cuore e mente in costante conflitto; rabbia e dolore oltre ogni dire. Speranza e amore, divertimento e tenerezza: un mix di emozioni che vi lascerà in apnea.
Anche la parte oscura di questo romanzo è stata narrata con estrema cautela e sensibilità, ma in modo dannatamente realistico: quella di Lia è la situazione vera e propria, sia emotiva che fisica, che una donna vittima di violenza è portata a vivere.
Penso di aver detto tutto quello che dovevo e volevo dire. Se lo consiglio? Assolutamente sì!
“Non devi avere paura, perché è solo al buio che riuscirai a vedere le stelle”
























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