LA FACCIA NASCOSTA DELLA LUCE, DANIELE BOSSARI. Recensione



TITOLO: La faccia nascosta della luce
AUTORE: Daniele Bossari
EDITORE: Mondadori
COLLANA: Vivavoce
GENERE: Biografie
DATA D'USCITA: 26 novembre 2019
PREZZO: € 9,99 ebook - € 15,30 cartaceo

Daniele Bossari ha scritto un libro coraggioso, senza sconti, che esplora i luoghi più oscuri dell'animo. Ma è anche un libro d'amore, per la donna che gli è stata accanto, la figlia e tutte le altre stelle che possono guidarci fuori dal buio. È un paradosso, Daniele. In lui convivono il blues e il rock 'n' roll, il bianco e il nero, il buio e la luce. Grazie alla sua energia esplosiva e alla sua voce suadente ha realizzato da giovanissimo il sogno di lavorare come speaker in radio. Da quel momento è stato un crescendo: dopo la radio è arrivata la televisione, e con essa l'impressione nitida che la sua vita avrebbe potuto risplendere sempre, se solo avesse continuato a essere se stesso. Fino al momento in cui si è interrotta, la sua ascesa sembrava inarrestabile. Di fronte alle prime critiche, alle prime prese in giro, ai primi rifiuti, Daniele, improvvisamente indifeso, si è trovato a fare i conti con la faccia nascosta della sua luce: l'insicurezza, la fragilità di chi si sente nudo di fronte al mondo eppure a quel mondo vorrebbe andare incontro, il terrore di non essere all'altezza del palcoscenico che si era guadagnato, il timore di non riuscire a incanalare le proprie energie in modo positivo, ma solo per diventare la versione peggiore di sé - un uomo che vive nel totale isolamento, bottiglia di whisky alla mano, preda di quella che comunemente si chiama depressione. «Non credevo di riuscire a tornare alla vita. Poi mi sono schiantato sul fondo del mio personalissimo abisso e sono andato in pezzi. Solo allora mi sono accorto che alcuni di quei pezzi erano schegge di luce: l'amore per mia figlia, l'unione profonda con mia moglie, la sacralità della mia famiglia; gli alberi che frascheggiano al vento, la sensazione del sole sulla pelle, i fiori nel nostro giardino».

Parlarvi di questo libro non sarà facile, così come non sarà semplice esprimere a parole la miriade di sensazioni e sentimenti che mi hanno travolta durante la lettura. 

“La faccia nascosta della luce” affronta molti argomenti tanto delicati quanto seri, trattati con incredibile intelligenza e di una veridicità spesso spiazzante; soprattutto nell'affrontare il tema della depressione, anzi no, scusate, nel descrivere ed esporre la sua esperienza personale e la sua lotta con questa “malattia” devastante, Daniele Bossari è riuscito con grande rispetto e soprattutto con un’incredibile cultura a raccontarsi e mettersi a nudo, senza mai cadere nel banale, senza mai minimizzare o enfatizzare, ma rimanendo sempre fedele a se stesso e a ciò che ha voluto condividere con noi, con grande generosità e smisurata umiltà.
“Dicono che, quando si annega, all’inizio si avverta solo panico, che si annaspi e ci si agiti per cercare di incamerare più aria possibile. E che, dopo il dolore, sopraggiunga una strana, paradossale calma. Così funziona la depressione. È l’acqua che ti sommerge e il tuo progressivo abbandonarti a essa, per non sentire più nulla. Tutto, pur di non percepire altro dolore ”
Cosa vi aspetta durante la lettura? 
Ci verrà offerto un posto in prima fila nella vita di un uomo, sì di spettacolo, ma in primis un uomo, che ci renderà partecipi del suo vissuto, degli incontri fortunati e delle delusioni in campo lavorativo; lo farà in maniera talmente semplice e umile, che leggere del suo incontro con Claudio Cecchetto o Jovanotti, mostri sacri nel campo della musica italiana, ci apparirà sia emozionante che… passatemi il termine… normale. 
Non pensate, vi prego, che si tratti di una biografia lavorativa di Daniele; questo libro è tutto tranne questo. La sua carriera, le sue esperienze fanno da contorno e ci faranno capire man mano alcuni stati d’animo e reazioni di questo conduttore/artista/uomo di grandissima cultura. 
Sicuramente, una particolare esperienza in uno sgabuzzino mi ha lasciata interdetta; certamente il giudizio negativo, pesante e indubbiamente senza riguardo nei confronti dei sentimenti umani da parte un importante critico ha contribuito in maniera forte e decisiva alla discesa verso l’abisso di Daniele.
“Ho poco o nulla di Dante Alighieri, ma quando ho perso la mia bussola interiore sono comunque disceso all’inferno, lasciandomi guidare dalle pulsioni sotterranee, dalle paure, dalle insicurezze. Ho passato il volante al mio lato oscuro, e me ne sono reso conto solo quando sono andato a sbattere. Sprofondavo, e credevo di essere un esploratore di mondi ignoti.”
Come vi ho già detto, il breve passaggio riguardante la sua carriera è secondario rispetto al contenuto vero e proprio di questo libro. Daniele ci parlerà, in maniera schietta e libera da filtri, di un capitolo importantissimo della sua vita, facendoci entrare, apparentemente senza timore, in quello che per anni è stato il suo mondo oscuro, spiegando per filo e per segno la sua personale ricerca dell’oblio, come lo definisce lui, raccontandoci con una franchezza disarmante, il suo quotidiano atroce… STOP! Il termine “atroce” è per chi legge dall’esterno; per chi lo vive e mi riferisco a quel quotidiano, in generale, non quello di Daniele nello specifico, è come dire? L’unico attimo di fuga? L’unica strada sicura che non terrorizza a differenza di tutto quello che è la vita reale? L’unico modo che l’IO accetta come plausibile o tollerabile? Sì! Per Daniele tutto ciò era rappresentato dal bere una o due bottiglie di whisky alla sera rinchiuso nel suo studio, tra i suoi libri e la lettura alla ricerca di risposte; per altri magari è la droga, o il gioco o semplicemente il nulla, un nulla rappresentato, come ho già detto, da quel momento (che può durare ore nell’arco della giornata) che regala una apparente ed effimera serenità, che nella sua fallacità imprigiona e ammalia, rendendo il malcapitato dipendente e assuefatto.
“Da adulto ho tanto letto, scritto, ascoltato musica, meditato, guardato il cielo. Mi raccontavo di essere un artista maledetto, che riesce a essere creativo solo nel totale isolamento: e cosa di meglio della notte, quando tutti dormono, fuori c’è silenzio e l’oscurità ovatta la percezione degli occhi, costringendoci a guardarci dentro? Nove volte su dieci stavo nel mio studio, luci soffuse, musica soft, a fare ricerche per il mio lavoro.”
Potrei passare ore a parlare di questo libro: la narrazione non ha una vera e propria trama, ma è una storia, è il racconto di un uomo che è stato capace di rialzarsi dopo essere sprofondato nell’abisso più profondo. Un uomo che ci fa immergere insieme a lui in quell’abisso, e che ne è riemerso grazie alla sua famiglia, alla sua intelligenza e incredibile cultura – una cultura varia, variopinta, soprattutto in ambito esoterico, mistico e misterioso –, alla voglia di conoscenza e di trovare risposte. Daniele ci mostra in questo suo racconto la sua via, sua e unicamente sua! Non dà risposte assolute a chi soffre del male che lo ha quasi portato all’autodistruzione, non ci propone una guida per uscire da quel tunnel oscuro e doloroso; ci racconta, bensì la sua esperienza, la sua vittoria. Regala in un certo modo speranza.
“Non siamo creature impotenti. Sta a noi scegliere che realtà plasmare. Se trasformare la nostra introversione in isolamento oppure nella base dell’empatia. Se diventare vittime delle nostre paure o lasciarci sbranare da esse e, così, dissolverle. Se cedere alle nostre insicurezze al punto di diventarne dipendenti, oppure affrontarle.”
Sicuramente avrete notato che a un certo punto ho iniziato a chiamare l’autore per nome; in questo caso lo ho fatto spontaneamente e ammetto di essere stata testimone della carriera di Daniele, insomma ho seguito fin da giovane moltissimi, se non tutti i suoi programmi, quindi ammetto senza remore di essere una sua fan, ma questo non inciderà sulla valutazione che darò al suo libro, promesso.

Seguendo varie interviste relative all’uscita del libro, mi sento di dire che lo ha scritto di suo pugno, il ritmo e le terminologie usate sono a parer mio sue e non di terzi, spero di non sbagliarmi. In ogni caso la lettura è scorrevolissima e incredibilmente accattivante, incuriosisce, rende partecipi all’inverosimile, regala emozioni indicibili nel bene e nel male. Porta il lettore a partecipare e mai a giudicare! 
Un plauso va a parer mio al registro, di una godibilità encomiabile, alla totale assenza di refusi e alla ricerca di termini eruditi, ma comprensibili a un pubblico vasto. 
Che dire di più? Leggetelo se avete avuto un periodo nero, leggetelo se conoscete Daniele tramite la TV, leggetelo se volete semplicemente farvi un’idea di un baratro che assilla una gran parte della nostra società, sia che lo conosciate o meno. 
Se lo consiglio? Assolutamente sì!



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