LA DONNA CHE SAPEVA AMARE, CAROLINE BERNARD. Recensione in anteprima


TITOLO: La donna che sapeva amare
AUTORI: Caroline Bernard
EDITORE: Newton Compton
GENERE: contemporary romance
PAGINE: 480
PREZZO: € 4,99 ebook - €12,00 cartaceo
DATA DI USCITA: 18 ottobre 2018


Musa, artista, amante. Alma Schindler è la regina dei salotti di Vienna ed è considerata da tutti la donna più bella della città. Il suo magnetismo non lascia scampo: chi la conosce ne rimane stregato. Tra i suoi ammiratori ci sono famosi poeti, compositori e filosofi: quando Alma ha solo diciassette anni, il grande pittore Gustav Klimt si innamora perdutamente di lei. Lei stessa è un’abile pianista e sogna di vedere eseguiti i suoi pezzi a teatro. Ma quando diventa la musa e la sposa di Gustav Mahler, lui le chiede di rinunciare alle proprie ambizioni e diventare una moglie devota. Una scelta, quella tra l’amore e la musica, che si rivelerà la più difficile e sofferta della sua vita. Caroline Bernard fa rivivere una Vienna scintillante e bohémien, tra il lusso dell’alta società e le polverose mansarde degli artisti. Ci regala il ritratto spregiudicato e conturbante di una donna che ha saputo incarnare un’epoca di grande fermento culturale, a cavallo tra Ottocento e Novecento.




Oggi vi parlo con piacere di questo libro particolare, che racconta la storia di Alma Schindler, moglie di Gustav Mahler, e ovviamente del suo famoso marito. Confesso che quando ho preso in mano il romanzo, la prima cosa che ho fatto è andare a vedere il numero di pagine: quando mi sono resa conto che ne contava ben 373, ho davvero sperato che fosse una bella lettura e devo ammettere che non sono stata delusa! L’autrice stessa avverte che non è una biografia, che ciò che viene raccontato non corrisponde in toto alla verità: è pur sempre un romanzo, ma bisogna dire che la Bernard si è attenuta in buona parte al vero e a parte pochi rimaneggiamenti, la storia di Alma Schindler e del suo matrimonio con Mahler è questa. Il vero padre di Alma, Emil, muore quando lei è ancora una ragazzina: era un pittore noto a Vienna e aveva trasmesso alla figlia un grande amore per l’arte in generale, la pittura e la musica in particolare: condividevano la passione per il canto, tanto che per tutta la sua vita Alma troverà nella musica una grande consolazione. Diverrà lei stessa compositrice e l’aver sposato il grande Mahler dimostra, aldilà dell’amore che i due hanno provato l’uno per l’altra, quanta importanza abbia avuto per lei la musica. Fin dalle prime pagine Alma appare come una giovane curiosa, intraprendente, una che ama andare contro i divieti e le regole della buona società viennese del tempo; è di una rara bellezza, affascinante e la sua vivace intelligenza unita alla grande cultura, la proiettano nella Vienna di Gustav Klimt, Max Burckhard, Berta Zuckerkandl, Alexander Zemlinsky e altri notissimi personaggi di cultura famosi. Il fascino e l’avvenenza di Alma attirano l’attenzione di Klimt, di parecchi anni più vecchio di lei; ma dalla differenza di età la giovane non si fa spaventare, e nonostante la contrarietà della madre, Alma si innamora del noto pittore con tutta la spontaneità e l’ardore dei suoi 18 anni. Sarà poi la volta di Burckhard: l’uomo la inizierà alla letteratura e alla drammaturgia e il suo interesse per la giovane diventerà ben presto di altra natura. In una nevosa notte viennese, per strada incrocia un frettoloso e concentrato Gustav Mahler, che lei riconosce in quanto ha assistito alle sue esibizioni come Direttore del Teatro dell’opera di Vienna. Ancora una volta Alma dimostra di essere attratta dagli uomini maturi, con i quali può confrontarsi sull’arte, e considera invece i giovani coetanei superficiali e pettegoli; lei è una donna dai molteplici interessi culturali e deve quindi potersi misurare con persone alla sua altezza. E’ però anche una ragazza mondana, che ama la bella vita della società viennese, e sa di essere bella e desiderata.
Intraprende una relazione con Alexander Zemlinsky, suo insegnate di musica, nonché compositore e direttore d’orchestra; ma ad una cena incontra Gustav Mahler e i due rimangono reciprocamente colpiti e ammaliati.

“Solo per voi ho rotto i miei anni di abitudini” le confessa Mahler, che rispecchia appieno lo stereotipo del genio: chiuso in se stesso, poco incline alla vita sociale, distratto e perennemente assorto nella sua musica, unica passione che anteporrà sempre persino alla sua amata Almschi.
“Ho pensato molto a voi” le disse “Mi turbate. Mi rendete nervoso. Mi distraete dalla mia arte.” Eppure tanto potere ha la giovane su di lui, tanto che le arriva una ben strana proposta di matrimonio: “All’improvviso le disse: “Alma, non è così facile sposare una persona come me. Ho bisogno della mia libertà, senza alcuna restrizione. Altrimenti, non posso lavorare. Comporre per me è la cosa più importante nella vita…” Alma si fermò di colpo… “Era una proposta di matrimonio?” chiese. Lui la guardò perplesso “Non lo so, non ne ho mai fatta una. Credo di sì” . 
Credo che l’essenza di Mahler si possa considerare tutta racchiusa in questa proposta: è il genio quasi ingenuo, impacciato, al limite dell’imbranataggine nella praticità della vita quotidiana, bisognoso che qualcuno gli organizzi le giornate: lo ha fatto per anni la sorella Justine, lo farà per un decennio Alma, che arriverà perfino a trascrivergli le composizioni e a organizzare bagagli e valigie per i suoi frequentissimi spostamenti lavorativi. Eppure così tenero e dolce, tanto che ogni volta che si allontanerà dalla moglie le scriverà biglietti su biglietti, facendole sapere quanta importanza avesse la sua presenza nella sua vita e confrontandosi con lei su ogni suo aspetto. E con lui ad Alma sembra di aver raggiunto il settimo cielo, avendo finalmente trovato unite nella stessa persona le due grandi passioni della sua vita: l’amore e la musica. 


Trascorrono assieme ogni momento possibile, condividendo la quotidianità viennese: Opera, letture, pettegolezzi, ma soprattutto musica. I primi mesi di matrimonio trascorrono nella gioia più assoluta ed Alma è perfino felice di aver acconsentito, per amore di Mahler, ad abbandonare la sua passione per la composizione (i suoi lavori saranno rinchiusi un una teca verde, che Alma non lascerà mai); la sua nuova missione è far risplendere la grandezza del marito agli occhi del mondo. Ma presto la realtà busserà alla porta e mostrerà un grosso debito contratto dal marito negli anni precedenti; inoltre la vita sociale di Alma, così ricca prima del matrimonio, subirà una battuta d’arresto a causa del carattere schivo e solitario del marito, che scappa nel bel mezzo delle poche serate alle quali prendono parte e che detesta intrattenere la gente. Nemmeno lo sfogo della musica le è più permesso: Mahler detesta sentire il suono del pianoforte e negli anni Alma si troverà a dover suonare di nascosto o solo in assenza del marito. Gustav si ritira sempre più nel suo lavoro, colto dalla frenesia della composizione anche durante le vacanze, momenti nei quali Alma sperava di recuperare un po’ dell’iniziale intimità e condivisione con il marito. Rende comunque grazie alla sua musa ispiratrice con parole tenere e riconoscenti, che consolano Alma dei lunghi momenti trascorsi da sola.
“Alma come ti sono grato. Non ho mai lavorato così facilmente come con te al mio fianco … Lavoro il più velocemente possibile perché ti bramo, e allo stesso tempo posso lavorare solo se so che tu sei lì. Alma, non sono niente senza di te. Non puoi lasciarmi mai!”
La tristezza però coglie la giovane sposa, che ha dovuto sacrificare la sua musica per quella del marito e piano piano Alma si sente inutile e vuota. Mi sono chiesta spesso come dev’essere vivere all’ombra di un partner famoso, essere sì consapevoli di aver contribuito a farne una persona grande, e conosciuta, ed osannata in tutto il mondo, ed esserne orgogliosi, ma vivere anche questa solitudine e questa lontananza da tutto ciò che fino a pochi anni prima costituiva quotidianità. Nel romanzo si percepisce chiaramente quanto sia costato alla giovane rinunciare al pianoforte, alla composizione e alla sua musica: nel tempo la privazione rende Alma quasi rancorosa nei confronti del marito, eppure mai ha pensato di lasciarlo: la sua grandezza è comunque stata un faro e una catena che l’hanno legata a lui e il pensiero di quello che Gustav avrebbe provato senza di lei, il timore che la vena creativa si esaurisse in sua assenza, la spingono a restare al suo fianco nonostante l’amore passionale dei primi anni sia tramontato. Purtroppo una serie di sventure si abbatte sulla famiglia: la malattia di una delle figlie, la morte dell’altra, una serie di aborti spontanei e infine la scoperta, del tutto casuale, del problema cardiaco di Mahler. Ancora una volta solo la vicinanza e l’incoraggiamento di Alma permettono al compositore di riprendere il suo lavoro e sono strazianti le considerazioni della moglie:
“ Era sì contenta che stesse lavorando di nuovo, ma avrebbe voluto che anche lui vedesse il suo dolore, e che la sostenesse, ora che lui si sentiva più forte. Ma così era Gustav. Semplicemente, non vedeva ciò di cui lei aveva bisogno e quanto fosse infelice.” 
Quel semplicemente mi ha commossa e agitata insieme: sicuro che quella di Gustav non è cattiveria voluta, ma la sua cecità nei confronti dei bisogni della moglie è quasi insostenibile. Un cambiamento nella loro vita famigliare è dovuto alla partenza per New York, dove per anni Mahler ha diretto prima il Met e poi la New York Philarmonic. La città, già dagli inizi del ‘900 frenetica e laboriosa, affascina e intimorisce Alma, che ben presto ne è però completamente conquistata: immagino cosa abbia voluto dire passare dalla imperiale ed elegante Vienna, alla convulsa città americana, in continuo fermento ed aperta a mille nuove possibilità. Lì tutto è alla portata di tutti e i grandi magazzini che offrono ogni mercanzia sono una novità rispetto alle piccole botteghe europee, dove solo gli abbienti hanno accesso. La vitalità e la complicità dei primi anni di matrimonio sono ormai un lontano ricordo e Alma per superare i suoi problemi di solitudine eccede con l’alcool: sarà durante una cura in Italia che conoscerà Walter Gropius, giovane architetto berlinese che risveglierà nella donna la passionalità e l’ardore della sua gioventù. Ancora una volta l’amore che prova per Walter è totalizzante e incontenibile, ma questo suo cambiamento spinge Gustav, che la conosce molto bene, a sospettare e quindi scoprire il tradimento. Il musicista quasi impazzisce di dolore e solo a questo punto Alma gli urla tutto quello che ha dentro, la sua rabbia, il suo dolore e il sentirsi incompresa anche dalla persona a lei più vicina. Mahler, che ha evidentemente amato davvero Alma, accetta di incontrare Freud e di farsi da lui consigliare e lo sforzo che fa per recuperare il rapporto con la moglie è reale e profondo. Anche in questo passaggio ho ammirato la bravura dell’autrice, che ha saputo rendere con le giuste parole la tristezza e lo strazio di Alma, ma anche lo sbigottimento dell’uomo nel rendersi finalmente conto di quanto la moglie avesse sofferto negli anni passati al suo fianco. E’ vero che bisogna assolutamente considerare il periodo storico entro il quale si è svolta la vicenda, ma mi sono più volte chiesta perché Alma non avesse parlato prima con il marito dei sentimenti che provava: l’intelligenza e la sensibilità di Mahler lo hanno portato, appena scoperto il disagio della moglie, a cercare un cambiamento nella loro vita di coppia che lo riavvicinasse ad Alma. Forse non è sbagliato credere e sperare che avrebbe fatto lo stesso sforzo anche prima, se si fosse reso conto di quanto grande era il dolore di lei. L’inverno del 1911 a New York Mahler si ammala gravemente, chiede di tornare a casa sua, nella sua Vienna; mi sono commossa davvero leggendo le parole di profondo amore e dedizione che Gustav rivolge alla moglie, consapevole di essere ormai giunto alla fine. Avevo inizialmente pensato di riportarvele, ma vi lascio leggerle di persona: vanno assaporate, così come tutto il libro, che è una grande storia d’amore, non solo l’amore passionale tra due persone, ma l’amore per la vita in tutte le sue sfaccettature, per ciò che Alma ha goduto e anche per ciò che ha sofferto; davvero è stata la donna che sapeva amare e nel suo amore ci stanno tutti: marito, figlie, amanti, Vienna, New York, e la musica, quella compagna così presente anche quando era assente, da essere per lei fonte di consolazione e disperazione insieme. Arrivata alla fine mi sono chiesta cosa sarebbe stato Mahler senza Alma: quanto lei con il suo silenzio, la sua comprensione, la sua vicinanza e il suo sostegno, ha contribuito a farne la figura che tutti conosciamo? E ancora una volta, cosa sarebbe successo se avesse trovato il coraggio di pensare di più a se stessa e avesse parlato fin da subito al marito di quanto si sentisse sola? La loro vita sarebbe stata diversa? Ovviamente non lo sapremo mai, ma mi piace pensare, forse perché sono una romanticona, che l’amore comunque mai spento tra i due, sarebbe stato di ulteriore sostegno a Gustav e una gioia infinita per Alma. Un plauso all’autrice per aver scritto un romanzo lungo sì, ma mai banale, anzi ricco ed avvincente e molto particolareggiato nelle descrizioni di luoghi, persone e sentimenti. Le mie parole sono state altrettanto lunghe, ma volevo rendere merito a questo romanzo, che per me merita.





PRODOTTO FORNITO DALLA CASA EDITRICE NEWTON COMPTON

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